buon san valentino

Che facciamo per pasqua?

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Voglio scrivere un ultimo pezzo sul Milan, poi torno ad occuparmi di tifosi e del calcio in generale. Semplicemente perché su questo Milan ho scritto tutto ciò che c’era da scrivere. Ho dato il mio parere sull’attuale presidente che ci troviamo, ho cercato di esprimere il mio strano distacco prima del derby, ho persino ammesso che ormai guardo le partite a casa e non nel mio amato San Siro, le partite del nostro sbiadito Milan. Classica parabola di un occasionale verrebbe a dire a una delle due schiere Milaniste, „Appena non vinciamo non tifa più. Il vero Milanista® si vede nei tempi difficili.“ In realtà quando le cose si complicano l’uomo cerca di rafforzare le proprie sicurezze, più di sviluppare un’opinione si cercano consensi ideologici. Quelli del „Se tutti fossero della mia idea il mondo sarebbe un posto molto migliore.“ In realtà penso che un Milanista può tranquillamente avere delle domande lecite da fare all’attuale dirigenza ed amare il Milan lo stesso. Anzi, è proprio l’amore che impone farsi due domande e sono convinto che tanti di noi tornerebbero tranquillamente in B senza perdere anche solo un mezzo battito per questa maglia e questi colori.

Il sottoscritto per esempio era tifoso della squadra della sua città, quando il calcio era ancora per quelli che andavano allo stadio. Non vincevamo mai un tubo e tra una retrocessione e l’altra ci divertivamo sugli spalti. Sempre. Sia in casa che in trasferta. Non mi sarebbe mai venuto in mente dubitare questo amore, i colori erano i più belli del mondo e chiunque li indossava rappresentava la mia, la nostra città. La città più bella di tutte. Il più delle volte la rappresentavano malissimo e di certo noi non sognavamo scudetti o coppe Europee. Al netto dei sentimenti romantici la realtà era una di improponibili campetti di periferia, acqua in testa, piedi gelati, birra tiepida, moustache, capelli lunghi e maglie infangate. E noi sulla ringhiera ad applaudire una entrata in scivolata ignorante, capace di trasformare l’attuale bomber della DDR-Liga in un compagno di bevute al bar. Per noi era calcio, per noi era amore, noi non sognavamo Van Basten con la nostra maglia che la sparava nel sette da 30 metri al volo. Noi avevamo bomber tutti nostri la cui venerazione culminava sempre nel consueto „l’avrebbe messo la mia nonna quello“ perché probabilmente l’avrebbe messo. Meglio.

Anche il Milan si ama e basta. Basta che si ha un idea di cos’è quel Milan. Nel caso del mio amato Stahl Thale era facile: i colori erano quelli da un secolo, così come la sciura che ci vendeva i biglietti, nello stemma c’era un leone figo e i giocatori erano quelli che la attuale generazione forniva. Il Milan è storia, 100 anni di gloriosi successi e sconfitte brucianti, campioni e operai, una curva che era riconosciuta in tutto il mondo, un logo associato alla vetta, per tanto tempo l’apice del mondo pallonaro. Al momento non vince più. A me non interessa. Ho vissuto talmente tanti successi che qualche anno in seconda fila di certo non mi spaventa. Io vorrei solo chiarezza. Vorrei che qualcuno della dirigenza, di quelli che per un determinato tempo si trovano al timone di questo club, mi disse quale sarebbe il programma che hanno in mente. Mi sembra normale voler sapere dove la mia fidanzata intende di passare pasqua e con chi, non credo che „ma tu mi devi amare a prescindere“ sarebbe una risposta sufficiente. „Ma quella volta che ci baciavamo in spiaggia hai già dimenticato?“ – „No, ma che c’entra con pasqua?“

Pretendere chiarezza sul futuro non vuol dire amare meno, anzi, voglio sapere cosa esattamente sto amando. Del Milan attuale non saprei: Abbiamo un presidente delirante che è sparito da tempo per puntualmente farsi vivo quando vinciamo un derby o per destabilizzare l’allenatore di turno. Abbiamo un parco di giocatori assemblato senza un filo logico, calciatori presi perché giocavano nel Genoa prima o perché Mino Raiola ha bisogno di visibilità. Cambiamo technici come l’Inter post-Mourinhano perché nessuno di loro capisce che basterebbe „possesso palla e X deve giocare piu vicino alla porta“ per tornare ai vecchi fasti e insegnare il bel giuoco al mondo. Abbiamo due AD, uno come parafulmine, l’altra come figlia del presidente. Non abbiamo osservatori, chiarezza, programmazione. Non c’è nessuno che mi dice: „Toh, la nostra idea del Milan per il futuro è tale. Facciamo X e poi Y, per cercare di c’entrare obiettivo Z fra 3 anni. Fra 5 anni puntiamo a…“ A cosa? A venderlo? Allora dicci a quale prezzo (serio) lo vuoi vendere e cosa stiamo facendo per trovare un acquirente (serio). Nuovo stadio? Dopo anni di tormentone sullo stadio di proprietà (e fiscalità spagnola) abbiamo scoperto che era tutto uno scherzo. Seguiamo giocatori giovani? Apriamo scuole calcio? Mandiamo scout in Finlandia? Ci trasferiamo tutti a Tirana? Cosa?

Chiarezza. Communicazione. Rispetto. Perché un amore non vive nel vacuum delle emozioni „pure“, in una sfera metafisica senza collegamenti con il mondo reale. Il Milan è molto più grande di una persona, più grande anche del presidente più vincente della sua storia, più grande del suo amministratore delegato e molto più grande di un suo giocatore. E da quelli che per il momento si trovano alla guida di questo meraviglioso club pretendo chiarezza sul futuro. E per chiarezza non intendo fanfaronate del tipo che nei prossimi cinque anni giocheremo due finali di Champions League. Io mi accontento anche di due amichevoli a Varese, ma voglio sapere cosa hanno in mente per riportare il Milan in un posto che merita, un posto che gli spetta per fatturato, bacino d’utenza, storia e prestigio. Ditemi dove vogliamo stare fra 3 anni e fra 5 anni ed io vi supporto in tutto. Quale allenatore prendete? Qual è il budget? Cosa facciamo per aumentare gli introiti? Quale sarà lo stadio? Che tipo di squadra avremo? Quali saranno i nostri obiettivi? Cosa facciamo per raggiungerli? Tutte domande che mi sembrano lecite e che c’entrano niente con il mio amore per questa squadra. Non mi credete? Allora quando la vostra fidanzata o moglie vi chiede che programmi avete per sabato sera provate a rispondere „le più evolute l’hanno già capito“. Auguri.

„E vaffanculo ai tacchi. Vaffanculo ai ristoranti lussuosi e le scarpe lucidate. Piangerò per un pò, ululerò alla luna, berrò troppo, vedrò la sua silhouette sotto ogni lanterna del lungolago, sentirò il suo soffio accanto a me nelle notti insonni, maledirò la nostra canzoncina. Vaffanculo! Tanto avevi le orecchie troppo grandi. Ma sai cos’è veramente, fortemente sexy, brutta stronza? Un senso dell’ umorismo. Un gusto per l’avventura. Fiducia. Umiltà. Appetito. Intuizione. Una battuta pronta. Presenza. Uno spirito sveglio. Scherzi luridi sussurate da una ragazza innocua con gli occhiali nel momento più inopportuno. Consapevolezza della propria bellezza. E allora ci cascherò di nuovo.“
(Andata al ritorno)