Mario Balotelli

Caro Mario

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Caro Mario,

permettimi di darti del tu, è solo per una questione d’età, potrei essere tuo padre o il tuo allenatore. Per fortuna non lo sono, sono un semplice tifoso, uno di quella gente che ti paga la vita da calciatore. Ma ti voglio bene e qui la questione diventa un po‘ più complessa. Ti voglio bene perché hai – quando ce l’hai – questo sorriso raggiante e contagioso a 78 denti. Perché ho letto della tua visita a Giovanni Bertazzoli, ragazzo del Brescia ricoverato per un incidente stradale. Perché conosco quella foto in cui abbracci la tua mamma a bordocampo come un pischello alle prime armi che ha appena segnato un gol agli allievi e condivide la sua gioia con la persona più importante, quella unica persona la cui opinione vale qualcosa. Insomma, piccole cose che fanno intravedere un ragazzo con un cuore che storce parecchio con la etichetta dello snob strafottente e ingrato.

Etichetta che nasce dal personaggio che ti sei creato. Ti cantano che „non ci sono negri italiani“ ma esultano ai tuoi gol? Allora non esulti più. La nazione intera ti abbraccia quando affondi la Germania per scaricarti come unico colpevole della disfatta Brasiliana? Li scarichi con un intervento su Instagram. Gli Interisti ti insultano nel finale della partita contro il Barcellona? Ti arrabbi e getti la loro maglia per terra. Tutto normale. Se fossi un ragazzo qualsiasi. Purtroppo sei tutto tranne un ragazzo qualsiasi. Sei il talento più grande che questa nazione ha fornito al calcio mondiale dopo Cassano. Un altro strafottente e ingrato, per giunta ignorante, che a differenza tua non ha mai imparato l’italiano ma in compenso ha la pelle bianca.

No, non sei un ragazzo qualsiasi. O forse lo sei, forse lo sei per gli amici, io ti posso vedere solo attraverso le telecamere puntate su di te da qualsiasi angolazione possibile. Hai talento, guadagni tanto e devi funzionare. Nel calcio moderno tutti devono funzionare. Robert Enke, portiere della nazionale tedesca ne sa qualcosa, nel 2009 si è buttato sotto un treno perché non è riuscito a funzionare. Era un portiere forte, ma malato di depressione, non è riuscito di reggere la pressione mediatica, i microfoni, i riflettori, le telecamere, tutti questi milioni di persone alle quali non interessa come stai ma per le quali devi funzionare. Enke aveva capito che non poteva fare errori, era un ragazzo umile e gentile, modesto e determinato. Ma Enke non ha funzionato, aveva il terrore di non essere perfetto, di non essere all’altezza di un circo mediatico che non ti perdona, che ti esalta ma non ti perdona, che ti richiede di essere tutto quello che noi tifosi siamo solo quando ci descriviamo su Facebook.

Vedi, caro Mario, il calcio moderno è questo: ti da tanti soldi però devi funzionare sempre. Non solo devi giocare bene a pallone, ma devi anche essere impeccabile in tutti gli ambiti della vita, devi essere un esempio. Anche quando sei solo un ragazzino di 18 anni la cui vita si è appena ribaltata in tutti i suoi aspetti. Guadagni e devi funzionare. Perché ci sono milioni di ragazzi italiani che non trovano lavoro o una ragazza e tu hai tutto, le tasche piene di soldi e figa a manetta. Non ti è concesso di essere normale, di sfogarti su Instagram, di avere sbalzi di umore, di reagire alle provocazioni, di essere stupido, di essere normale. No, tu no, tu guadagni e quindi devi stare zitto e pedalare. Hai avuto una infanzia particolare? Non interessa perché sei un ragazzo fortunato che ha ricevuto la possibilità di coronare i sogni altrui, sei tutti noi, sei tutti i bambini che rincorrono un pallone sui campi di sterrato con addosso la maglia di Messi o Cerci. Non puoi non realizzare i nostri sogni. Non ti è concesso di essere debole. Non ti è concesso di essere un pirla.

Ma se fossi un ragazzo normale, solo che il mondo intero ha un’opinione su di te? Se il tuo talento fosse stato per il Curling? Facile, non avresti bisogno della maschera, quel personaggio che ti sei inventato per far vedere al mondo che te ne freghi. Non avresti dovuto farti vedere nella Ferrari per sbattere la tua superiorità nella faccia delle persone che ti criticano. Non avresti proprio avuto la Ferrari. Saresti un ragazzo di colore (a parte che già quello sarebbe un problema) qualsiasi dal quale nessuno si aspetta nulla. Potresti lavorare al bar o vendere accendini in spiaggia e nessuno ti chiederebbe di diventare il calciatore dei propri sogni. Potresti scrivere „#escile“ o „cagna“ alle ragazze su Facebook come tutti i tuoi detrattori e nessuno monterebbe un caso nazionale. Perché „so‘ ragazzi“. Cresceranno. Non ne ho la prova, ma sono sicuro che quei impiegati che strisciavano i badge per poi tornare a dormire avevano da discutere sulla moralità della tua cresta.

Caro Mario, anch’io mi incazzo con te. Potenzialmente sei più forte del resto del mio Milan messo insieme ma non hai voglia di giocare. Sei perennemente incazzato e non hai voglia. Ed io ho un figlio di 16 anni. Ti ricorderai, è quell’età in cui non hai voglia di fare niente, la scuola è noiosa e a volte salti l’allenamento perché piove o perché preferisci  cazzeggiare in giro con gli amici. Direi che è un ragazzo normale, il talento calcistico scarseggia, ma non interessa niente a nessuno. Tanto se sbaglia uno stop facile mica verrà messo alla gogna mediatica del Eco Risveglio. È straniero anche lui, ma la questione nazionale non sarà mai un problema e la Ferrari se la scorda. Lui può anche gettare la sua maglia per terra, passerà inosservato. Per certi versi è un ragazzo fortunato, se lui striscia il badge per poi non lavorare sarà „furbo“ e nessuno gli canterà „non ci sono crucchi italiani“.

Tu non hai più 16 anni e tante persone hanno cercato di aiutarti a realizzare il tuo talento, sei nel pieno della presunta maturità calcistica e la gente ha perso le speranze. Anche per me non diventerai il fuoriclasse perché non hai il carattere adatto. Non dico che manchi di carattere perché di carattere ne hai eccome, purtroppo non quello che ti farà emergere come stella assoluta del calcio. Anche per me diventerai uno dei tanti rimpianti lasciati nella scia del calcio moderno che si muove sempre più veloce, che perdona sempre meno, quella sempre più luccicante fabbrica dei sogni. Non entrerai più nel cuore dei tifosi, non realizzerai i loro sogni, non ti ameranno più. Farai finta che non ti interessa anche se ti brucia il cuore, ti inventerai qualche Balotellata che prontamente apparirà sulle prime pagine e tutti ti odieranno.

Io no, io ti voglio bene. Io continuo a vederti come un ragazzo dal cappello improbabile che con gli amici sta davanti al bar ad osservare le ragazze prima che comincia la trasmissione della partita. Quello che da del cornuto all’arbitro sotto le risate dei ragazzi. Sai cos’è? Non sei obbligato a fare un bel nulla con il tuo talento. Certo anch’io sarei felice se fossi nato con il 10% di grinta di un Gennarino Gattuso, ma ahimé non è così. Calcisticamente sei uno spreco, ma rimani sempre Mario. Un ragazzo pigro, insicuro e poco umile come tutti noi che ti critichiamo, solo con più talento. Io continuo a volerti bene, questo circo del calcio moderno ha distribuito richezze a cani e porci, senza distinzione a personaggi improponibili come a campioni ineccepibili, non mi interessa, mica è colpa tua se la Ferrari non ce l’ho. Non lo saprai, ma sei un ragazzo fortunato ed io voglio solo che un giorno te ne renderai conto. E se ci riesce sta capra di Cassano ci riuscirai anche tu.