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Ma tu non hai una TV?

E allora è Champions League. E come ogni anno ricevo l’email degli amici di Berlino – i Milan Fans Berlin – con la richiesta di organizzare biglietti per una bella trasferta, stavolta a Glasgow. Bisogna dire che il MFB è un gruppo di amici che da circa 20 anni segue il Milan e conta ancora tanti amici in tutto lo stadio; gestiscono il miglior sito Internet sulle vicende del nostro Milan all’estero, hanno una loro pezza ufficiale e ogni anno partecipano a cose assurde come il raduno di Milanisti in Polonia oppure tornei di calcio nella Repubblica Ceca. Tutt’altro che „occasionali“ insomma, anche se per via della distanza non riescono a vedere ogni partita allo stadio.

E qual è dunque il problema? „I biglietti saranno disponibili in filiale per il ritiro a partire dal giorno 21 novembre„, racconta il sito ufficiale. E negli ultimi 14 anni in Italia ho accumulato abbastanza esperienze con le Poste Italiane per non fidarmi del fatto che biglietti spediti il 21 arrivino in Germania solo 4 giorni dopo. Si tratta pur sempre di cinque biglietti da 50 Euro del resto.

Ma chissenefrega dei poveri illusi che nel 2013 hanno ancora voglia di andare allo stadio! Abbiamo sopportato la famigerata „tessera del tifoso“, quella che costringeva mio figlio – all’epoca 8 anni – a recarsi in una filiale della Banca Intesa per sottoscrivere una carta di credito. Munito di documento e codice fiscale, sia mai che il bambino diventi un pericoloso ultrà all’improvviso! Non c’è niente da fare… Allora tutti gli amici di Berlino hanno fatto la „Tessera“ perché era l’unica possibilità di partecipare a qualsiasi prevendita ufficiale di biglietti. Senza alternative, visto che per vedere una partita del Diavolo devi prenotare biglietti d’aereo e albergo prima. All’inizio il „capo“ dei ragazzi chiamava anche la hotline – poverino – per scoprire che i problemi dei 4 gatti che ancora vanno allo stadio in via Turati non interessano per nulla, ancora meno dei risultati sportivi, se possibile.

Ma come? Vi abbiamo comprato Kakà e ancora non riempite lo stadio di gioia? Ingrati! Occasionali! Per la prima volta da quando mi ricordi, c’erano le biglietterie aperte il giorno dell’ultimo derby. Lasciamo stare i problemi strutturali del calcio italiano per cui l’AC Milan non è direttamente responsabile: l’impoverimento tecnico della Serie A, la crisi che colpisce sopratutto giovani e poco raccommandati, le sempre nuove norme „di sicurezza“, la burocrazia della vendita di biglietti, la qualità dubbia del „servizio“ a San Siro, l’impossibilità di raggiungere l’impianto con mezzi pubblici o di parcheggiare nelle vicinanze… Ma una società che si ostina a mettere „club più titolato al mondo“ sulle maglie, si può permettere di trattare i propri tifosi come „intrusi“? Solo perché riceve ingenti ricavi dai diritti televisivi?

Una volta il magnifico San Siro era invidiato in tutto il mondo, per passione e colori. Per le coreografie mozzafiato di Pedro, per i cori, le bandiere e – perché no – anche le torciate. Proprio lì dove adesso regna la desolazione di spalti semi-vuoti e grigi. Come ho detto, le cause di ciò sono molteplici, ma non può essere che un club dello spessore di ACM gestisca un sito Internet che puntualmente va in tilt ogni santa volta che si sperimenta la vendita on line di biglietti per una partita interessante. Come azienda multimilionaria, come uno dei marchi più importanti del mondo calcistico non puoi avere una „biglietteria online“ che diventa irraggiungibile appena apre la prevendita di biglietti per un Milan-Barcellona o un Milan-Manchester United. „Ci scusiamo per il disagio“ un tubo! E come mai le biglietterie dello stadio sono una baracca stile anni ’50 con un finestrino tipo quello del cesso di un pollaio maghrebino (Sud) o quattro container improvvisati da sempre (Nord)? Dove solo un terzo degli sportelli sono aperti, costringendoti ad andare allo stadio 3 ore prima dell’evento per evitare code chilometriche? Sarebbe da Champions League questo scempio?

Il tifoso è il cliente più fedele che una qualsiasi azienda potrebbe immaginarsi nei sogni virili di inizio maggio. Ma persino un tifoso di calcio perde la voglia di sostenere la squadra se ogni anno le misure restrittive aumentano, così come le assurdità burocratiche inventate dall'“Osservatorio“. Se viene trattato come un disturbo della quiete pubblica. Se deve bestemmiare davanti al computer che, o ti nega l’accesso, o ti sputa messaggi di errore criptici in faccia per delle ore. Se persino il sistema informatico della Banca Intesa riesce a vendere un biglietto ogni mezz’ora circa, con tifosi che perdono ore di lavoro perché aspettano pazientemente che un server completamente sottodimensionato riesca a risolvere due richieste di un biglietto nello stesso momento. Se deve fare una coda anarchica prima di arrivare ad una baracca squallida che funge da biglietteria per sentirsi trattato come un barbone qualsiasi da una tipa palesemente annoiata, ancor più che maleducata. Se una prevendita largamente improvvisata e strafottente gli impedisce di ottenere un biglietto prima di comprare volo e prenotare l’albergo. Poi possiamo parlare dei vari Muntari che riesce a vedere una volta felicemente passati i vari prefiltraggi. Vi sembra poco?

18 Antworten auf „Ma tu non hai una TV?“

Vorrei anche segnalare che La FC Internazionale applica il prezzo „RIDOTTO“ per: ragazzi dai 7 ai 14 anni, donne e over 65 per partite di fascia B e C (escluse partite contro Milan e Juve, per intenderci) – contrariamente alla Spettabile AC Milan che per vedere Milan-Novara a fine campionato 2011-2012 ha fatto pagare ME (donna) il biglietto intero e a mio figlio (anni 6) il prezzo ridotto (a vedere l’Inter non pagano sotto i 7 anni).

Caro Icor, molto semplicisticamente il modello americano, che fa scuola sia per Pallotta che per Thoir(ha molte squadre di diversi sport negli usa),non mette il tifoso in primo piano, ma gli sposnsor.I canoni più apprezzabili secondo me sono la Bundes Liga (chissà che novità strabiliante ho detto) e la Premier,esclusi i top team in primis Chelsea e Man Utd,che nei propri stadi hanno di tutto fuorchè londinesi e mancuniani

Purtroppo la lettura di Icor mi sembra molto lucida. Non sono d’accordo solo sull’ultima parte,ma tutto il resto è un dato di fatto

Ciao Shakermaker, non sei d’accordo perché pensi che le proprietà straniere di Roma e Inter si adegueranno all’andazzo generale?

No problem.Circa Salerno-Nocera credo c’entri poco la tessera e molto lo Stato italiano, che ha espressamente ammesso di non essere in grado di garantire la sicurezza in occasione di un partita di seri C.I primi complici,IMHO,sono Varriale,D’Amico e tutta la grancassa mediatica che dimentica di essersi ingrassata con la passione popolare legata al calcio e ora vorrebbe redimerla in nome di non si sa cosa.

D’accordissimo. No, la famigerata tessera è solo un pretesto, ma l’ho tirato in ballo perché in questa vicenda mostrava proprio la sua completa assurdità. Venduta come strumento per dividere il cliente (buono) dal tifoso (cattivo) doveva garantire l’accesso allo stadio. Anche – non sono – a Salerno tutti hanno visto la completa inutilità di questa farsa. Sulla stampa con me sfondi un portone aperto. 😉

É chiaro che il momento per cambiare le cose ormai é passato da tempo. Se i tifosi avessero avuto una lobby, se si fossero uniti tutti, non solo ultras o coloro che hanno l’abbonamento, ma anche le persone „normali“ che saltuariamente oppure spontaneamente andavano allo stadio, e avessero protestato civilmente davanti alle varie sedi die club non appena furono implementate le cosiddette modifiche per la sicurezza negli stadi……forse, forse si avrebbe potuto cambiare qualcosa.
Ma cosí non fu.
E quindi non é piú possibile andare allo stadio spontaneamente, magari perché all’ultimo momento si ha il pomeriggio libero. Oppure si vuole portare un’amico venuto in visita ad assaporare l’atmosfera e ascoltare i canti delle curve negli stadi italiani, fino a qualche anno fa invidiate da tutto il mondo.
Anche i figli e i nipoti, che potrebbero essere futuri tifosi e sopratutto i futuri clienti di abbonamenti sono impossibilitati ad entrare in modo spontaneo….tutto deve essere pianificato, registrato, controllato.
E chi ha piú voglia?
Coloro che vivono all’estero si sono dovuti adattare a questi cambiamenti. Abbiamo fatto di una necessitá una virtú e ci siamo inchinati alle assurde regole della tessera.
Alla fine le domande erano due:
Vuoi entrare in quello stadio o no?
Vuoi sostenere la squadra del cuore o no?
Una volta volevi andare allo stadio, comperavi il biglietto(ok, qualche volta in strada…) ed entravi!

Sabato scorso: Hertha Berlino gioca in casa contro Schalke04, eterno e odiato nemico. Entro in curva all’Olympiastadion, sono in „transenna“ insieme agli Ultras. Ho pagato 15€(quindici), la curva é piena, lo stadio é pieno. PIENO! 72.000 Spettatori! Canto per 90 Minuti….anche altri settori dello stadio cantano con noi! OK, Hertha perde 2:0. ma l’atmosfera e le sensazioni rimangono.
….una volta, a San Siro, era cosí!

Da ammirare gli ultimi ultras rimasti, che comunque ed ovunque vanno in trasferta, dovendo superare sempre piú assurdi ostacoli legislativi.
Dovendo subire situazioni sempre piú umilianti.
Dovendo sacrificare sempre piú ore e giorni di ferie, a causa dei sempre piú ridicoli orari d’inizio.
Chiaramente se uno abita all’estero viene colpito ancora piú gravemente, e diventa ancora piú complicato seguire la squadra del cuore….ma nonostante tutto….la TV non rimpiazzerá MAI le sensazioni che da uno stadio. Solo che man mano che il tempo passa i ricordi impallidiscono, e le „nuove leve“, se va avanti in questo modo, non respireranno mai quello che abbiamo avuto la fortuna di vivere noi!

Uè Marco, benvenuto! Tu sai meglio di me perché non c’è mai stata una protesta seria. Non c’è stata per „incongruenze“ sociali ben più serie, figurati se la gente scende in piazza per i diritti del tifoso. Del resto quoto tutto ciò che dici, aggiungo solo: Ho scritto „Il tifoso è il cliente più fedele che una qualsiasi azienda potrebbe immaginarsi“, ma questo intende anche che il vero tifoso fedele nasce allo stadio; il cliente/consumatore delle TV cambia canale se il prodotto annoia. Voglio vedere quando scopriranno che li manca una intera generazione di tifosi…

Posto che appoggio e spingo questo pezzo, dico che lamentarsi adesso dello stato di polizia vigente negli stadi è quantomeno tardivo. A prescindere dalla tessera del tifoso, che a mio modesto parere è molto meno invasiva dell’allora innovativo biglietto nominale.
God saves the supporters

Tardivo qui, perdonami, in altri lidi ho denunciato l’articolo 9 da anni e anche leggermente più feroce. Ma qui ho solo preso una situazione particolare per sottolineare la gestione dillettantistica degli stadi in generale. Sulla tessera e sull’art. 9 servirebbe un altro pezzo molto più approfondito – anche in ottica di ciò che è successo a Salerno.

Ai dirigenti delle società calcistiche italiane non credo che gli interessino le conseguenze delle assurde scelte fatte in materia di accesso allo stadio e di prezzi dei biglietti. Lo dimostra il fatto che sebbene gli stadi siano vuoti da anni e dunque sia già in atto l’abbandono da parte di vecchie e nuove generazioni nessuno si curi di provare a correre concretamente ai ripari. L’unica cosa che gli interessa è il guadagno a breve e dunque si accapigliano in Lega sui diritti tv. La speranza è che la proprietà americana della Roma e indonesiana dell’Inter con gli anni riescano a dimostrare il successo e la fattibilità di un modello diverso, più vicino agli standard europei.

Questo capisco per i dirigenti della Serie A, dove gli introiti dalla biglietteria sono diventati insignificanti. Già in Serie B dubito che i conti tornino. Qualcuno ha numeri sugli incassi die Lega Pro?

Il sistema calcio in Italia non ha ancora capito che è più bello vedere stadi pieni anche per chi guarda la partita in TV. E che lo stadio è fonte di guadagni, se curato. Forse, come al solito in ritardo, ce la stanno facendo, anche se il modello dello JS non è che sia il massimo della vita.

PS: Scandaloso che il sito si pianti per le prevendite 😀

Una domanda che mi turba da tanto tempo e a cui non ho una risposta è perché non si ribellano i club. Chiaro che – al momento – il problema in serie A non si pone, perché sono ancora abbastanza coperti dalle pay TV (vediamo il prossimo contratto, potrebbero esserci lacrime amare anche per il „calcio che conta“). Ma le piccole realtà dalla C1 in giù, quelli che campano con gli introiti della biglietteria: perché non alzano la voce loro contro sto sistema dillettantistico, corotto e marcio che sta svuotando il calcio di qualsiasi significato?