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Il derby spostato

Dopo i vari disagi attorno al derby di Milano, giocato senza tifo, abbiamo vissuto le scelte incomprensibili della Lega circa il derby della Lanterna a Genova. Dopo che ieri su Sky Caressa ha preso la posizione contro chi va ancora allo stadio, mi sono permesso di chiedere un’opinione ad un tifoso della Samp per sapere come vivono loro le decisioni attorno alla partita più importante dell’anno.

Potresti presentarti ai lettori?

Ciao a tutti, sono Andrea, un tifoso della Sampdoria. Gestisco la pagina “la Sampdoria ai Sampdoriani” su Facebook e sono drogato di Sampdoria e di calcio. Metto bene in chiaro che parlo a nome mio e non a nome di nessun gruppo organizzato. Lo specifico perché ultimamente si sono viste troppe incoerenze e personalmente ho sempre preferito vivere lo stadio e la mia passione in maniera calorosa, ma con la mia testa, senza unirmi a nessun tipo di gruppo.

E con questo non voglio dire che non condivido i gruppi organizzati; al contrario, sono la linfa del calcio. In un calcio ormai alla deriva, sono gli unici che tengono ancora vivi gli stadi. Che si sbattono in primis per organizzare le trasferte, le coreografie, i canti allo stadio, che tengono serrate le fila insomma. Nel bene o nel male, bisogna accettarli per quello che sono, alle volte si prendono anche troppa merda (non so se si può dire).

Il calcio „spezzatino“ per seguire le esigenze delle Pay-TV è una realtà nota per chi va allo stadio. Quando la Lega ha deciso di iniziare il derby della lanterna alle 12.30, il tifo organizzato si è ribellato. Ci puoi dire come la Lega ha giustificato questa decisione?

Come hai letto sulla mia pagina, sono sempre stato contrario al derby alle 12 e 30, come del resto sono contrario al calcio spezzatino a cui ormai ci stanno abituando. In particolare, per il derby, credo che l’orario avrebbe creato disagio a molti tifosi. Perché non farlo semplicemente alle 15? Non riesco a spiegarmelo.

Si è appreso che entrambe le curve si sono ribellate fortemente e sia i Doriani sia i Genoani hanno annunciato indipendentemente di restare fuori. Come si è arrivati a questa conclusione? C’erano contatti tra le tifoserie? Quali erano le principali argomentazioni?

Ancor prima che i vari gruppi Ultras si mobilitassero per la protesta, la mia idea era già quella di promuovere qualche iniziativa contro il derby alle 12 e 30. Poi da una parte e dall’altra sono nati i vari comunicati per Genoa e Sampdoria. Sembrava potesse nascere un unico fronte contro la scelta poco ragionata per l’orario, ma in realtà alla fine il meccanismo interno dei tifosi si è smontato e la Lega ha fatto esattamente il suo gioco spostando il derby alle 20 e 45 del lunedì. In pratica, non è cambiato niente, anzi ha peggiorato le cose.

Contatti tra le due tifoserie non ce ne sono stati, il derby da noi a Genova è una cosa sacra e dura ben 365 giorni all’anno. Non possono esistere contatti con la nostra controparte. Diciamo che nelle nostre mentalità, seppur distanti, l’idea di un derby alle 12 e 30 era è sarà sempre una follia.

Com’è stata presa la protesta in città? Erano d’accordo i tifosi seduti nelle tribune? O quelli che guardano le partite su Sky?

Diciamo che in città il derby lo viviamo bene, ci sfottiamo a vicenda nell’attesa di arrivare alla sfida sul campo. L’attesa e la preparazione del derby ha comunque un sapore diverso da qualsiasi altra attesa per altre partite. Purtroppo, questa volta tutto è stato offuscato dalle proteste e dalle attese per sapere quando avremmo giocato. Senza considerare che più si avvicinava la partita e più cresceva il malcontento, anche fra i tifosi. Siamo arrivati al punto che adesso chi ha favorito la protesta è visto male e che era meglio giocare alle 12 e 30 senza fiatare perché tanto ormai il calcio è cambiato e bisogna adeguarsi. Una follia insomma.

In maniera molto italiana, i „responsabili della sicurezza“ ora hanno spostato il derby a lunedì sera, seppur giustificando la decisione con la fiera di Sant’Agata nello stesso quartiere. Un po‘ come è successo a Milano, quando avevano riammesso la Curva Nord al derby. Parleresti di una vittoria delle curve?

Guarda, la fiera di Sant’Agata c’è sempre stata anche di domenica, e non si sono mai verificati problemi in associazione alla partita. E‘ vero che non c’è mai stata la concomitanza con il derby, ma se avessero deciso di giocare alle 15 non ci sarebbero stati disagi di nessun tipo.

Non parlerei proprio di vittoria delle curve, ma del contrario. La Lega ha spostato la partita usando come giustificazione la concomitanza con la fiera, una balla colossale. Non avrebbero mai spostato la partita se non ci fosse stata la fiera, la Lega non avrebbe mai potuto rischiare di creare un precedente. Comunque, alla fine dei giochi, hanno spostato la partita ad un orario peggiore: molti tifosi non potranno assistere perché il lunedì è una giornata lavorativa. Quindi a chi va bene il derby al nuovo orario? Alle televisioni e basta.

Sembra che la rilevanza del tifo da stadio sia arrivata ai minimi storici: i ricavi dalle biglietterie non superano i 15% degli introiti e le norme man mano introdotte sembrano voler allontanare la gente dallo stadio. In Germania, invece, il tifo fiorisce e le Pay TV vendono un prodotto spettacolare. Secondo te quali sarebbero le strade da seguire per riportare la gente allo stadio?

Ne parlo spesso sulla mia pagina, bisogna guardare alla Germania come modello. Non l’Inghilterra non la Spagna, ma la Germania. Si sa che da voi esiste l’azionariato popolare che mette al centro del progetto calcio e coinvolge in prima persona i tifosi. Per non parlare dei prezzi popolari e degli stadi all’avanguardia. Insomma, da voi gli stadi sono sempre pieni, da noi sempre più vuoti. La mia pagina su Facebook è nata proprio per lanciare una provocazione sull’idea di un azionariato popolare anche qui a Genova. Una cosa impensabile conoscendo la mentalità del tifoso Sampdoriano; bellissima se ci pensi, ma purtroppo impossibile.

Basterebbe comunque meno burocrazia per rilanciare un calcio che sta morendo. Sembra che tutti i mali vengano da noi tifosi, dalla nostra passione. Non passa nelle mente che, se il calcio sta ancora a galla, è soprattutto grazie a noi tifosi.

Ultima domanda: andrai al derby?

Non ci andrò. E’ la partita che sento di più, ma non andrò. Non sarei andato alle 12:30, anzi per la precisione sarei andato, ma sarei rimasto fuori. Ora che hanno spostato la partita al lunedì la questione non cambia, e personalmente non posso credere che per qualcuno sia così facile cambiare idea. Ci si è presi delle responsabilità con questa protesta e se qualcuno pensa di aver vinto solo perché si è cambiato l’orario, ha sbagliato di grosso.

Purtroppo la coerenza non è più di moda. Io sarei andato avanti a oltranza con la protesta, anche sapendo di prendermi addosso critiche e condanne, ma questo rimane il mio personale punto di vista. Non critico, comunque, chi ha deciso di non aderire alla protesta o chi voleva assistere al derby a qualsiasi orario.

Un saluto Kai e grazie per l’opportunità che mi hai dato.

Andrea

5 Antworten auf „Il derby spostato“

Quando quelli delle TV capiranno che uno stadio colorato e caldo è un bello spettacolo da vedere anche da seduti sul divano, saremo a cavallo. Capisco anche l’esigenza di tentare di aprirsi al mercato cinese e giapponese, spostando alcuni match all’ora di pranzo, ma, a mio parere, il calcio deve sempre ricordarsi che è anche fenomeno sociale

Ecco, Dani, „il calcio è della gente“, bisogna trovare compromessi. Ci sono esigenze delle Pay TV, dei tifosi, presidenti, giocatori, forze dell’ordine e quant’altro. Quel che continua creare casini in Italia è che i tifosi non hanno una voce, non vengono invitati a partecipare al dialogo. Quindi puntualmente vengono fuori le proteste quando un’altra decisione non li riguarda. Bisognerebbe istallare una forma di dialogo che mette al tavolo tutti i componenti del sistema calcio e non fare dichiarazioni tipo Caressa „noi paghiamo, voi vi dovete abituare“. No, non paga „Sky“, pagano i clienti – i tifosi. E in nessun altro settore dell’economia i clienti vengono trattati come i clienti/tifosi italiani.

Ha ragione anche Buffa, ma quel che non affronta è perché in Italia „il botteghino è zero“. E qui sono invece d’accordo con Andrea che il modello da guardare è quello tedesco, non quello inglese: perché stranamente loro hanno un calcio competitivo (se due finaliste di Chamions League possono essere un indizio) e gli stadi pieni a prezzi poplari. E non mi sembra che il fatturato del Bayern è limitato perché non giocano il derby alle 12.30.