Megan

Andata al ritorno

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Ieri se ne è andata. La porta l‘ ha sbattuta, e non rimane che il rosso dei quattro schiaffi sulle guancia. Sono rimasto in silenzio, sapevo che sarebbero state  inutili le parole, troppo tardivo provare a tenerle la sua mano. Quel che fa male era la freddezza nei suoi occhi, che mi guardavano quasi con compassione, nemmeno rabbia. Il distacco, la distanza. L‘ esatto opposto di quel che luccicava prima. Avrei preferito che mi lanciasse delle tazze come prima, quando i litigi finivano sempre in una notte di passione riconciliante e focosa. „Non torna, magari torna, dai alla fine torna, ma se non torna?“ Soliti discorsi idioti di chi è ancora innamorato, appesantiti da troppe sigarette e Rum di dubbia qualità. In fondo chi se ne frega? There’s plenty more fish in the sea. Già.

I look at her she stares almost straight back at me
But her eyes glaze over like she’s lookin‘ straight through me
Then her eyes must have closed for what seems an eternity
When they open up she’s lookin‘ down at her feet

No, non sono rimasto sorpreso. Figuriamoci. Sono innamorato, non imbecille. È che siamo noi uomini che ci facciamo sempre lasciare. Perché era comunque bello sentire gli sguardi brucianti ed invidiosi del branco quando la portavo in giro per i ristoranti lussuosi. Tacchi di 16 centimetri, vestito mozzafiato, un velo di „Dune“, occhiali da Greta Garbo, rossetto troppo rosso. Ed ero io al suo fianco, e tornava a casa con me anche se ultimamente leggeva un pò troppo sul cellulare e seguiva solo distrattamente i miei discorsi della conquista del mondo. Era morto da tempo il sogno della roulotte al mare, erano svaniti i sussuri, ma una così non si lascia finché non ti da quattro schiaffi e sbatte la porta. È troppo figa anche solo come manichino.

Please, please, I beg you please
She brings her hands up towards where my hands rested
She wraps her fingers round mine with the softness she’s blessed with
She peels away my fingers, looks at me and then gestures
By pushin‘ my hand away to my chest, from hers

Nemmeno la nostra canzone funziona più, quella che suonavano in quel posto quando ci siamo visti per la prima volta. Quella che mettevo sempre per le nostre serate. Quella che ci catapultava dalla vita quotidiana fatta di multe e latte scaduto, al nostro posto magico di seta e Moët & Chandon. Niente. Nemmeno un insulto, neanche più sesso, di fare l’amore nemmeno si parla. Ora se ne è andata, forse tornerà a prendersi qualche vestito per firmare l’atto. Forse li lascia nell’armadio. Magari rimarremo amici anche se non ha mai funzionato sta roba nella storia dell’amore.

I’m not gonna fuckin‘, just fuckin‘ leave it all now
‚Cause you said it’d be forever and that was your vow
And you’re gonna let our things simply crash and fall down
You’re well out of order now, this is well out of town

E vaffanculo ai tacchi. Vaffanculo ai ristoranti lussuosi e le scarpe lucidate. Piangerò per un pò, ululerò alla luna, berrò troppo, vedrò la sua silhouette sotto ogni lanterna del lungolago, sentirò il suo soffio accanto a me nelle notti insonni, maledirò la nostra canzoncina. Vaffanculo! Tanto avevi le orecchie troppo grandi. Ma sai cos’è veramente, fortemente sexy, brutta stronza? Un senso dell‘ umorismo. Un gusto per l’avventura. Fiducia. Umiltà. Appetito. Intuizione. Una battuta pronta. Presenza. Uno spirito sveglio. Scherzi luridi sussurate da una ragazza innocua con gli occhiali nel momento più inopportuno. Consapevolezza della propria bellezza. E allora ci cascherò di nuovo.